Counseling come paradosso: tre stanze per capire il metacostruttivismo
Il counseling metacostruttivista al lavoro in tre casi clinici. Perché aiutare significa scommettere del proprio, non fare il banco.
Il counseling, in questo senso, nasce come paradosso. Non è una via alternativa alla psicologia, alla psicoterapia o alla psichiatria — chi lo presenta in questi termini fa marketing, non epistemologia. È un’altra cosa: è la condivisione, da parte di chi ha intrapreso una propria via per affrontare le proprie esperienze, di un metodo per affrontare le esperienze altrui senza pretendere di risolverle. È il contrario esatto del guru, e proprio per questo è facilmente scambiabile con il guru: la differenza sta tutta nella postura.
La frase che riassume tutto questo, e che vale la pena ripetere è una sola: “Non ho risolto tutti i miei problemi, né ho certezze da propinare, ma posso offrirti il mio tempo, la mia vicinanza e le mie esperienze perché tu possa affrontare il tuo percorso nel modo migliore perché sia veramente tuo invece che di qualcun altro e di certo non il mio.”

fonte con l’articolo integrale nel sito ilfranti.it